Shortbread inglesi | Le ricette del Daffodil Cottage per l’ora del tè

Piatto di biscotti per il tè shortbread al burro e gocce di cioccolato

Con l’arrivo dell’autunno il tè delle cinque secondo il ricettario del Daffodil Cottage diventa ancora più speciale! Questo mese prepariamo insieme i classici shortbread al burro, con un’aggiunta speciale di gocce di cioccolato!

Fragranti e friabilissimi appena usciti dal forno, diventano poi dei perfetti biscotti da inzuppo il giorno dopo. Non possono assolutamente mancare in qualunque tea time che sia degno di questo nome!

E tu come preferisci gustarli?

Ricetta per preparare gli originali shortbread scozzesi

Ingredienti per l’impasto:

  • 300 gr di farina 00
  • 145 gr di farina di riso
  • 140 gr di zucchero di canna integrale
  • 300 gr di burro
  • aroma alla vaniglia
  • 3 prese di sale
  • gocce di cioccolato fondente a piacere

Come preparare gli shortbread biscotti da tè inglesi al burro

Procedimento:

Preriscalda il forno a 180° C e prepara una teglia ricoprendola con della carta da forno.

Inizia a preparare l’impasto aggiungendo al burro molto morbido lo zucchero ed azionando il mixer finché l’impasto non risulterà omogeneo e il burro si sarà ben sciolto, diventando cremoso.

Aggiungi all’impasto le due farine, l’aroma alla vaniglia e il sale e continua a impastare fino all’assorbimento completo della farina. Non è necessario setacciare gli ingredienti secchi.

Stendi l’impasto ottenuto sulla teglia, formando un quadrato con le mano alto circa 1/2 cm.

Metti a riposare la teglia con l’impasto in frigorifero da un minimo di 30 min a un massimo di 2 giorni (puoi preparare il tutto in anticipo e cuocerlo al momento dell’arrivo degli ospiti).

Togli l’impasto freddo dal frigo, bucheralla la superfice con una forchetta e cospargi alcune fasce di impasto con le gocce di cioccolato, mentre il resto se ti piace puoi arricchirlo di una spolverata di zucchero.

Cuoci l’impasto finale a 180° in forno statico per 25 min.

I biscotti shortbread si conservano per una settimana in un contenitore ermetico (se riesci a non mangiarli prima!).

Biscotti perfetti per il teatime: gli shortbread inglesi

Consigli:

Questi biscotti sono tradizionalmente preparati con lo zucchero di canna semolato, ma io ho utilizzato l’integrale per avere un sapore più deciso che ricorda la liquirizia. Se ami in particolare il sapore di burro molto intenso di questi biscotti inglesi, usa lo zucchero bianco semolato, che non darà un’aroma all’impasto lasciando spazio al sapore naturale del burro.

Puoi anche omettere l’aroma di vaniglia se preferisci un sapore più tipicamente “british”.

Le gocce di cioccolato fondente sono una coccola extra in vista dell’arrivo dei primi freddi, ma puoi benissimo preparare gli shortbread in versione classica o arricchiti da noci o nocciole tritate, frutta secca o altri aromi a tuo gusto (compresa la vaniglia in bacche).

Ogni tè inglese è perfetto in abbinamento a questi tipici biscotti goduriosi: non temere di sperimentare qualunque abbinamento dal classico tè nero al più esotico infuso della tua credenza. Io li adoro con il nostro esclusivo Daffodil Earl Grey.

Buon tè delle cinque!

Angela

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Come pulire il bollitore del tè in modo naturale

 

Come pulire il bollitore del tè dal calcareSpesso a forza di bollire acqua per preparare il nostro tea il bollitore si riempie di una patina bianca, opaca, da cui possono staccarsi anche pezzettini: si tratta del calcio presente nell’acqua, che evaporando si deposita assieme ad altre sostanze formando il calcare.
Prima di lavare il tuo bollitore in acciaio inox o elettrico con acqua e sapone aspetta però!
Questo metodo potrebbe soltanto risolvere minimamente il problema, lasciandoti con alcuni punti difficilissimi da raggiungere che presentano ancora tracce di calcare.

Inoltre, è sconsigliato usare saponi, anche se biologici, per non alterare il gusto dei tè che preparerai in futuro.

Come fare allora?

Ti svelo un piccolissimo trucchetto: metti una o due dita di aceto bianco all’interno del bollitore, senza aggiungere acqua. Fai bollire l’aceto a 100°C per alcuni secondi e vedrai il calcare sparire come per magia!
Senza fatica, in ogni angolo del bollitore, facilmente e con risultati speciali!

E la puzza?
Certo, l’odore di aceto bollente non è il massimo, ma non ti preoccupare! Svanisce in fretta, evaporando naturalmente, quindi ti basterà aprire un attimo la finestra ed arieggiare la stanza.
Nessun residuo nemmeno per quanto riguarda il sapore, perché dopo l’evaporazione non rimane nemmeno quello!
Se hai fretta e non puoi aspettare l’evaporazione naturale dell’aceto, fai bollire mezza tazza di acqua come risciacquo, poi gettala via.

In caso di presenza di grasso o unto sull’esterno del bollitore prova a pulirlo con una salvietta inumidita di bicarbonato e acqua tiepida: vedrai che risultati!

Non gettare l’aceto usato: lo puoi riutilizzare per sciacquare e disinfettare anche il lavandino, la rubinetteria o altro che desideri ripulire da tracce di calcare o disinfettare naturalmente a fondo (ancora meglio se è leggermente caldo).

Altri usi interessanti dell’aceto sono per pulire lo scolapiatti sopra il lavello (addio incrostazioni sulla griglia) oppure per scrostare a fondo il ferro da stiro: riempi il serbatoio con una soluzione di acqua e aceto in parti uguali, poi alza al massimo la temperatura del ferro e stira una pezzuola di cotone spessa, facendo fuoriuscire spesso il vapore. In questo modo vedrai letteralmente sciogliersi tutto il calcare attraverso i fori della piastra, provare per credere!

E tu ci hai provato? Fammelo sapere nei commenti e parliamone assieme!

Angela

 

Cupcake al limone e semi di papavero | Le ricette del Daffodil Cottage per l’ora del tè

Tre cupcake con crema al burro all'aroma di limone e semi di papavero

Per il tuo tè delle cinque secondo il ricettario del Daffodil Cottage questo mese prepariamo insieme dei freschi e fragranti cupcake all’aroma di limone e semi di papavero!

Veloci da realizzare, piacciono praticamente a tutti, specialmente a chi non ama i dolci troppo zuccherosi, grazie al loro aroma particolare dato dai semi di papavero.

Si possono decorare in mille modi e sono adatti anche ai compleanni dei più piccoli, magari con qualche piccola decorazione a tema in pasta di zucchero.

Se preferisci un altro gusto per l’impasto e la crema puoi comunque utilizzare la base della ricetta e personalizzarla come vuoi.

Un cupcake giallo al limone e papavero e rose inglesi

Ingredienti per l’impasto:

  • 200 gr di farina
  • mezza bustina di lievito per dolci
  • 175 gr di zucchero
  • la scorza grattugiata di 2 limoni
  • 1 cucchiaio di semi di papavero tostati
  • 3 uova
  • due vasetti di yogurt naturale bianco senza lattosio
  • 175 gr di burro fuso

Per la crema:

  • 225 gr di burro ammorbidito
  • 250 gr di zucchero a velo vanigliato setacciato
  • il succo di un limone grande
  • acqua q.b.
  • una bustina di colorante alimentare naturale giallo
  • decorazioni a piacere

Mano che prende un cupcake al burro, limone e semi di papavero e rose inglesi

Procedimento:

Preriscalda il forno a 180° C e prepara una teglia per 12 muffin con i pirottini in carta appositi.

Mescola gli ingredienti secchi: la farina, il lievito, lo zucchero, la buccia di limone e i semi di papavero assieme in un recipiente ampio.

Sbatti le uova con lo yogurt a parte, poi aggiungi il tutto agli ingredienti secchi, assieme al burro fuso, mescolando senza formare grumi.

Versa l’impasto nella teglia suddividendolo in parti uguali e fai cuocere per circa 20 min, finché lo stecchino rimane pulito. Le tortine rimarranno piuttosto chiare in cima, è normale.

Lasciale raffreddare per bene e nel frattempo procedi a preparare la crema.

Sbatti il burro ammorbidito finché non diventa morbidissimo, aggiungi gradualmente lo zucchero a velo e il succo di limone, assieme al colorante alimentare (metti una bustina per un colore più intenso, meno se vuoi un giallo tenue). Se durante la preparazione la crema sembra troppo densa e difficile da spalmare puoi rimediare aggiungendo un goccio d’acqua a temperatura ambiente, per renderla spalmabile. Considera comunque che si tratta di una crema piuttosto densa per sua natura.

Trasferisci la crema in una siringa o sac à poche con il beccuccio a stella e decora i muffin ormai freddi trasformandoli in deliziosi cupcake.

Tre cupcake british al limone e semi di papavero pronti con il topping al burro e le rose in vaso

Consigli:

Ci sono pochi consigli extra che posso darti: questi cupcake sono talmente veloci ed irresistibili che diventeranno un piacevole rituale da preparare in pochissimo tempo.

Puoi tranquillamente omettere il colorante alimentare, che serve solo a rendere riconoscibili i cupcake (essenziale se pensi di prepararne molti per un tea time con le amiche, in cui presenterai una selezione dei tuoi migliori dolci), specialmente se nei negozi vicino casa trovi soltanto quello industriale e non naturale.

Se trovi la crema topping al burro troppo pesante puoi sostituirla con quella che preferisci, avendo cura di aggiungere un po’ di fissatore affinché non smonti, oppure puoi preparare solo le basi, trasformandoli in deliziosi muffin ideali anche per colazione.

Il fantastico e soffice interno dei cupcake al limone e semi di papavero, con la crema al burro

Come abbinamento con il tè è perfetto un tè Chai speziato, perfetto per l’autunno e per richiamare l’aroma tostato dei semi di papavero.

Buon tè delle cinque!

Angela

“Il grande inverno” di Kristin Hannah | Pagine rubate alla notte

Pagine rubate alla notte: recensione libro consigliato del mese

La storia

Leni, di soli tredici anni, è ormai abituata a spostarsi continuamente e a non avere un posto da chiamare “casa”. Suo padre Ernt Allbright, reduce dalla guerra in Vietnam, a causa dei suoi problemi dovuti allo shock di questa esperienza perde continuamente anche il lavoro finché decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia nella selvaggia Alaska, l’ultima frontiera americana, e cominciare una nuova vita. Leni non riesce a capire il rapporto conflittuale e contraddittorio fra il padre e sua madre Cora, che sembra accettare di buon grado anche questa soluzione estrema pur di rendere felice Ernt. Totalmente impreparati a cosa li aspetta, ricevono presto aiuto dalla comunità del paesino in cui si trasferiscono, molto unito nonostante le numerose difficoltà di sopravvivenza in una terra così lontana dalle moderne comodità dell’uomo.
Arriva poi anche il temuto inverno, e con il suo buio impenetrabile che può durare anche diciotto ore anche l’umore di Ernt peggiora, rendendolo violento con gli altri e con la sua stessa famiglia. Leni, nel pieno della sua adolescenza, è costretta a crescere in fretta, in equilibrio fra le fragilità e l’incoscienza della sua età e il bisogno di aiutare la madre, con cui sente un legame speciale.
L’Alaska cambierà tutto, per sempre.

 

Perché mi è piaciuto

I paesaggi in questo libro ti inghiottono da subito, facendoti sentire quasi fisicamente cos’è davvero il gelo sulla pelle.

Da subito la lettura ti trasforma in Leni, sei lì con lei, riesci a catturare ogni cosa il suo sguardo abbracci, e da subito non puoi fare a meno di essere conquistato dalla sua forza di volontà e dalla sua voglia di capire le cose che la circondano.

Romanzo di formazione ma anche storia di affetto profondo fra una madre e una figlia, che indaga le mille sfaccettature di un rapporto spesso incomprensibile ma meraviglioso.

Totalmente immersivo, questo libro riesce a suscitare continue emozioni nel lettore, non risulta mai banale, arricchisce a ogni pagina.

La scrittura è molto scorrevole, non potrai smettere di leggerlo!

Una lettura imperdibile per vedere i rapporti umani e l’amore più speciale sotto una nuova luce.

 

Una citazione

In Alaska non ha alcuna importanza ciò che eravate prima; qui conta soltanto ciò che diventate. Siete in una terra selvaggia, ragazze. Questa non è una favola né una fiaba. Ed è tosta. Presto arriverà l’inverno e, credetemi, un inverno così non l’avete mai provato.

Trovi il libro qui.

Se vuoi sapere quali altri libri ho amato in passato puoi seguirmi su Goodreads.
Alla prossima lettura condivisa!

 

Angela

 

La libreria del Daffodil Cottage – Consigli di lettura speciali per anime romantiche

Lemon Curd | Le ricette del Daffodil Cottage per l’ora del tè

Uno scones inglese ripieno di lemon curd

Per il tuo tè delle cinque secondo il ricettario del Daffodil Cottage questo mese puoi preparare il lemon curd, per un rientro di fine estate carico della freschezza ed energia dei limoni!

Se non lo hai mai provato devi proprio farlo: il suo profumo ti porta dritto dritto in UK!

Perfetto da spalmare sui morbidi scones, non saprai resistere alla sua fresca dolcezza!

Facile e veloce da fare, non può mancare nel tuo afternoon tea!

 

Ingredienti:

  • 160 ml di succo di limone
  • 2 uova
  • 120 gr di zucchero
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • un baccello di vaniglia

Come preparare il lemon curd

Procedimento:

Mescola il succo di limone assieme allo zucchero e alle uova, aiutandoti con una frusta.

Aggiungi lentamente l’amido, facendo attenzione a non creare grumi.

Se desideri una nota aromatica speciale aggiungi i semini di una bacca di vaniglia.

Scalda il tutto a bagnomaria in un pentolino, continuando a mescolare finché il preparato non raggiunge la consistenza di una marmellata (come nella foto ad inizio articolo): per capirlo mettine un cucchiaino su un piatto ed inclinalo, se cola lentamente è pronto.

Filtra con un  colino prima di mettere il lemon curd nel vasetto, in questo modo non avrai grumi.

 

Consigli:

Con le dosi indicate prepari un vasetto da marmellata standard di lemon curd.

Ti consiglio di sterilizzare i vasetti che hai scelto prima di utilizzarli, in acqua bollente o in forno.

Puoi usare qualunque tipo di limone, ma io preferisco quelli bio per maggiore sicurezza.

Conserva il lemon curd in frigorifero dopo la preparazione e consumalo in poco tempo: non contiene conservanti e quindi è meglio gustarlo appena preparato!

Il lemon curd è un perfetto accompagnamento british per l’ora del tè, lo puoi spalmare ovunque lo desideri, perfino per farcire la crostata della nonna!

Puoi prepararlo anche come simpatico dono per le amiche che hanno una passione per il mondo inglese, magari abbellendo un po’ la confezione (in un prossimo articolo ti mostrerò come fare).

Come abbinamento con il tè io preferisco il tè verde al limone, molto fresco ed aromatico, ma puoi benissimo usare un black tea sempre aromatizzato a questo agrume, che tutti abbiamo in casa.

Buon tè delle cinque!

Angela

“Un’estate magica” di Corina Bomann | Pagine rubate alla notte

Pagine rubate alla notte: recensione libro consigliato del mese

La libreria del Daffodil Cottage – Consigli di lettura speciali per anime romantiche

La storia

Wiebke è in un momento di crisi della sua vita: non è riuscita a superare alcuni esami importanti a biologia, ha appena lasciato un fidanzato fedifrago e come se non bastasse la sua migliore amica è partita lasciandola sola.
Decide allora di andare a trovare a sorpresa la zia Larissa sulle sponde del lago di Müritz.
Larissa è pressoché perfetta agli occhi di Wiebke: single, indipendente e creativa, ha creato la sua vita in campagna dal nulla tagliando misteriosamente i ponti con tutto il resto della famiglia. Dopo la perdita del suo grande amore all’improvviso, Larissa si è infatti dedicata a dipingere scarpe da sposa, coltivare more e accudire animali abbandonati. Wiebke, con la sua vitalità e il suo affetto, crea scompiglio nella vita di Larissa, mettendo alle strette la zia: la sprona a conoscere un nuovo vicino, a riallacciare vecchi rapporti interrotti, a seguire fino in fondo le proprie passioni, a superare i propri limiti, riuscendo allo stesso tempo anche a trovare inaspettatamente la sua strada e a prendere decisioni personali spesso difficili e ricche di imprevisti.

Perché mi è piaciuto

Cercavo un libro facile da leggere, che non richiedesse troppo sforzo ma fosse coinvolgente.

Ho amato particolarmente di “Un’estate magica” la storia d’amore vista dalla prospettiva del rapporto zia-nipote, insolito per i romanzi di questo genere.

Ho trovato un’autrice che sa toccare con leggerezza problematiche più ampie, come il difficile rapporto fra sorelle, la fatica a superare le divisioni, la voglia di riscattarsi e ricominciare, ma anche la capacità di non arrendersi.

Quella che credevo una lettura di svago si è ben presto trasformata in un’occasione di riflessione personale a un livello più profondo.

Il libro è molto coinvolgente, ti trascina in un sogno ad occhi aperti fatto di campagna rilassante, profumo d’estate e il silenzio delle notti cariche di aspettativa dei vent’anni.

Consiglio questo romanzo a chi cerca una storia romantica, appassionata, con il lieto fine ma al tempo stesso ricca di svolte improvvise.

Penso sia la lettura ideale per terminare l’estate e continuare a portarla con sé ancora un po’!

Una citazione

Wiebke lo seguì con lo sguardo. Aveva le guance in fiamme: quel ragazzo era davvero molto attraente. Quando si rese conto di aver abbassato le difese, scosse la testa ricordandosi del proposito di non farsi più coinvolgere sentimentalmente. Non aveva bisogno di altri guai.

Trovi il libro qui.

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Alla prossima lettura condivisa!

 

Angela

Scones alle albicocche| Le ricette del Daffodil Cottage per l’ora del tè

Scones alle albicocche

Durante il mese di luglio per il tuo tè delle cinque secondo il ricettario del Daffodil Cottage puoi preparare gli scones alle albicocche!

Da una ricetta classica tradizionale inglese, ecco il metodo facile e veloce per preparare queste morbide focaccine, perfette anche per la colazione da spalmare di burro e marmellata quando sono ancora calde!

E’ preferibile gustarli il giorno stesso in cui li prepari, ma puoi conservarli in un contenitore ermetico per 1/2 giorni e riscaldarli al bisogno.

Piatto di scones alle albicocche morbidi e profumati

Ingredienti:

  • 300 gr di farina manitoba
  • 90 gr di burro
  • 1 bustina di lievito vanigliato per dolci
  • 90 gr di zucchero
  • 2 albicocche medie tagliate a cubetti, ben mature
  • Latte q.b.

Scones tradizionali inglesi

Procedimento:

Ricopri la teglia del forno con della carta da forno e accendi il forno a circa 200°C.

Mescola in una ciotola la farina manitoba, il lievito (setacciandoli assieme) e il burro, finché non avranno l’aspetto di briciole di pane grossolane.

Aggiungi le albicocche, tagliate a cubetti piccoli e passate nello zucchero a velo vanigliato, per intensificarne la dolcezza ed asciugarne l’umidità in eccesso.

Gradualmente aggiungi del latte, facendo attenzione che l’imposto non diventi troppo appiccicoso: deve formare un panetto morbido e liscio. Se aggiungi troppo latte dovrai aumentare la farina leggermente, facendo attenzione a riequilibrare bene la ricetta perché gli scones non diventino troppo duri: meglio quindi procedere gradualmente e non sbagliare.

Stendi il panetto su una spianatoia con le mani finché l’impasto steso risulterà spesso circa 2 o 3 cm (a seconda di quando gonfi vuoi i tuoi scones, io li ho stesi più sottili). A questo punto puoi tagliare l’impasto con un cutter tondo oppure con un bicchiere, del diametro che preferisci. Se stai organizzando un tea time con molti dolci, preferisci una misura piccola, perché gli scones all’albicocca tendono ad essere molto sazianti.

Una volta utilizzato tutto l’impasto per ottenere i dischi, posizionali sulla carta da forno ed infornali, dopo averli spennellati con del latte per renderli bruniti in superficie, per circa 10/15 min.

Come preparare gli scones

Consigli:

Essendo facili e veloci da preparare, li puoi fare anche subito prima di avere ospiti improvvisi, oppure congelarne un po’ di impasto da crudi (senza aggiungere il latte fino al momento della preparazione) per doverli solo cuocere al bisogno.

Puoi gustarli tagliati a metà e cosparsi di marmellata e sopra una spruzzata di crema al burro (clotted cream) alla maniera tipica del Devon, oppure spalmati semplicemente con del burro, come in Cornovaglia.

In Italia non abbiamo gli ingredienti necessari per preparare la clotted cream, perché si parte da una panna molto grassa per realizzarla. Puoi sostituire questa crema con una semplice crema montata al burro, oppure con la più leggera crema chantilly.

Si possono preparare anche gli scones senza frutta, oppure con uvetta al posto delle albicocche fresche, o con le albicocche essiccate. Esiste anche la versione salata, da spalmare di formaggio cremoso e salmone, perfetta per gli aperitivi o un tea time salato.

In Inghilterra si utilizza la farina per dolci autolievitante: io ho preferito la morbidezza della manitoba, ma puoi benissimo usare la farina 00.

Come abbinamento con il tè sono adatti tutte le tipologie classiche di tè, io però preferisco richiamare le albicocche con un tè nero o verde aromatizzato alla pesca o albicocca, magari arricchito di petali di girasole, mango e frutto della passione se ami un gusto esotico, per intensificarne il gusto e poterlo gustare anche freddo.

Scones alla frutta con marmellata e burro

Buon tè delle cinque!

Angela

“Fiori sopra l’inferno” di Ilaria Tuti | Pagine rubate alla notte

Pagine rubate alla notte: recensione libro consigliato del mese

La libreria del Daffodil Cottage – Consigli di lettura speciali per anime romantiche

La storia

Teresa Battaglia è un commissario di polizia con molta esperienza. La incontriamo al culmine della sua carriera, in un momento critico in cui deve lottare contro il diabete e i primi sintomi dell’Alzheimer. E’ affaticata, invecchiata, con l’anima piena di ferite mai veramente sanate, dal carattere ruvido e duro, completamente dedita al proprio mestiere, anche se non molto abile con le relazioni interpersonali. Deve ora scovare un nuovo assassino, ma la sua mente ha cominciato a tradirla e a tratti perde la lucidità.

Nei boschi innevati di Travenì, paesino delle montagne friulane, viene trovato il cadavere di un uomo, senza occhi e con accanto un pupazzo vestito con gli abiti della vittima. Il ritrovamento scatena il panico in paese e quello che all’inizio sembrava un omicidio comune diventa ben presto qualcosa di misterioso.

Nel paesaggio selvaggio ed incontaminato minacciato dall’intrusione dell’uomo (si stanno per costruire dei nuovi impianti sciistici) alcuni bambini del paese notano un essere misterioso e spettrale che cerca il contatto con loro, ma gli adulti sono troppo occupati dai loro problemi per accorgersene e credere ai loro racconti.

Il killer è ambiguo, contraddittorio e bene organizzato, anche se con momenti di raptus: esprime una violenza inaudita e continua i suoi delitti, ma sembra non voler uccidere. Teresa è una profiler e cerca di speigare al suo nuovo collega Massimo Marini c’è qualcosa di ogni serial killer in ognuno di noi, un’oscurità che emerge quando si è vittime di traumi, che lei cerca di capire per poter scovare l’assassino.

Con dei flashback veniamo a conoscenza di una seconda trama parallela, risalente al 1978, che si intreccia con la storia attuale: una vecchia scuola, dove si porta avanti uno strano esperimento sui neonati, in cui sembra avere un ruolo anche una suora del vicino convento.

Teresa deve fare però i conti con i blackout che le fanno perdere la memoria, fino a farle dimenticare perfino i nomi delle persone che le sono accanto ogni giorno: è così che inizia ad annotarsi tutto, riuscendo un po’ alla volta a venire a capo del mistero di Travenì: il finale sarà totalmente inaspettato.

 

Perché mi è piaciuto

Ho letto con piacere anche i precedenti racconti della mia conterranea Ilaria Tuti, trovo la sua scrittura scorrevole e ricca di risvolti sbalorditivi.

Questo suo romanzo d’esordio non mi ha delusa: l’ispettore Teresa Battaglia è un personaggio insolito, molto umano, con tutte le sue fragilità ed insicurezze emotive, ma dotata di un intuito straordinario.

La storia dal suo punto di vista ci mostra una donna che spesso non sa come comportarsi con precisione, tormentata dai dubbi, ma il cui senso di responsabilità la spinge sempre nella direzione giusta, come spesso accade anche nella vita reale. Lontana anni luce dai commissari con la risposta sempre a tutto, spesso su un piedistallo lontano dagli assistenti e dal lettore stesso, Teresa si fa forte della sua esperienza, ma non può fare a meno di simpatizzare con Marini, in cui forse rivede se stessa, che cerca di spronare a dare il meglio di sé, nonostante non trovi spesso le parole giuste per farlo.

La paura circonda ogni singolo personaggio del libro: da Teresa e i suoi assistenti, ai bambini che si ritrovano sulla montagna per farsi forza, agli abitanti del paese stesso, divisi e rinchiusi ognuno nel proprio terrore.

La scena della sfilata dei Krampus è quasi cinematografica: il terrore reale si mescola a quello ricreato dalla rievocazione di una tradizione quasi pagana, in una narrazione dal ritmo travolgente e serrato che dà la svolta all’intera storia.

I paesaggi che fanno da sfondo al romanzo sono molto realistici (lo dico dopo aver visitato di persona i boschi descritti nel libro, di cui ho colto tutti i riferimenti presenti nel romanzo), rispecchiano gli stati d’animo vissuti dal lettore e ne enfatizzano la suspense. Una natura che sembra essere viva, prende parte al mistero che aleggia fra i suoi boschi ma allo stesso tempo ne sembra distaccata e glaciale, come se nonostante tutto il dolore e la paura degli uomini lei andasse comunque avanti, impassibile.

La trama parallela della Scuola, essendo riferita ad episodi realmente accaduti, aggiunge quel tocco in più di tensione che rende questa storia così particolare, in un genere in cui spesso sembra tutto scontato: ci fa capire che quello che sulla carta è solo un racconto, in realtà potrebbe esistere davvero.

Il romanzo ideale da leggere in vacanza, tutto d’un fiato, per scoprire una scrittrice giovane, che ha tanto da dire.

Una citazione

Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’ età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine[…]. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.

Trovi il libro qui.

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Alla prossima lettura condivisa!

 

Angela

Le ricette del Daffodil Cottage per l’ora del tè: Pancake senza lattosio all’arancia

Pancake senza lattosio all'aroma di arancia

La ricetta del mese di luglio per il tuo tè delle cinque secondo il ricettario del Daffodil Cottage è facile, veloce e senza utilizzare il forno!

Questo mese prepariamo assieme i Pancake senza lattosio all’arancia, che puoi preparare nel metodo classico o anche in bottiglia (senza sporcare nulla!).

Questi pancake derivano dalla classica ricetta americana, hanno però il vantaggio di non contenere lattosio ed essere ugualmente morbidi e veloci da fare, nonché più leggeri e digeribili.

Pronta a tuffarti nella loro incredibile morbidezza?

Tanti morbidissimi pancake senza lattosio all'arancia

Ingredienti:

  • 150 gr di farina di tipo 2
  • 250 gr di farina di farro
  • 3 uova
  • mezza bustina di lievito vanigliato per dolci
  • 300 gr di acqua
  • 130 gr di zucchero bianco
  • aroma di fiori d’arancio a piacere
  • 1 fialetta aroma d’arancia oppure la scorza di un’arancio grattugiato bio

 Pancake senza latte al profumo d'arancia

Procedimento:

 

Puoi preparare i pancake in due modi, molto veloci entrambi:

  1. Metodo classico:
    Metti in una ciotola lo zucchero e le uova e mescola bene con una frusta. Aggiungi la farina dei due tipi setacciata assieme al lievito e gli aromi, sempre continuando a mescolare. Versa a filo l’acqua, continuando sempre ad amalgamare il tutto con la frusta, fino ad ottenere un composto fluido ma non troppo liquido, privo di grumi. Se la consistenza ti sembra troppo dura o troppo liquida puoi regolare aggiungendo acqua o farina a seconda delle necessità (dipende molto dal tipo di farina che utilizzi);
  2. In bottiglia:
    Metti tutti gli ingredienti dentro una bottiglia di plastica vuota da 2 litri, aiutandoti con un imbuto. Agita molto bene a lungo il tutto per mescolare.
    Usa direttamente la bottiglia per versare la quantità giusta di impasto in padella di volta in volta.

Per cuocere i pancake versa un mestolo circa di impasto al centro di una padella antiaderente (va benissimo quella per le crepes oppure anche una padella in ceramica). Il primo pancake solitamente non viene bene: tranquilla, è perfettamente normale ed “aiuta” la padella a formare meglio i pancake successivi.
Continua a versare quindi i pancake. Quando iniziano a fare delle grosse bolle in superficie significa che è il momento giusto per girarli dall’altro lato, facendoli cuocere brevemente anche da quella parte (ci vorrà molto meno tempo rispetto al primo lato).
Puoi decidere tu quanto ti piacciono cotti, basterà assaggiarli per capirlo.
Continua ad impilare i pancake uno sopra l’altro su un piatto man mano che li prepari: in questo modo rimarranno caldi a lungo.

Pancake senza latte al profumo d'arancia

Consigli:

I pancake sono ottimi appena fatti, oppure riscaldati in padella per pochi istanti.
Questa versione all’arancia si sposa divinamente con la Nutella, la marmellata di albicocche e lo sciroppo d’acero, ma anche con il miele d’arancio.
Puoi arricchire il tuo pancake con panna, gelato, crema pasticcera, frutta fresca o con qualunque cosa ti suggerisce la fantasia.

Come abbinamento ti consiglio un infuso di frutta, meglio se a base di frutta esotica e fresca come ananas, cocco, mandarino, arancia, limone e magari un po’ di zenzero rinfrescante: dipende molto dai tuoi gusti e da cosa spalmerai sul tuo pancake.

La farina di farro e la farina di tipo 2 rendono i pancake molto morbidi e sono farine più salutari rispetto alla classica farina 00 perché meno raffinate.

Con le dosi indicate otterrai più o meno i pancake che vedi in foto, se li fai di grandezza media.

Se i pancake si rompono, ungi la padella con una noce di burro.

Puoi realizzare anche delle ottime crepes partendo dalla stessa ricetta ma eliminando del tutto il lievito oppure mettendone solo una piccolissima quantità e distribuendo l’impasto sulla padella ampiamente, in uno strato sottile.

Buon tè delle cinque!

Angela

Pagine rubate alla notte: “Il giardino segreto ” di Frances Hodgson Burnett

Pagine rubate alla notte: recensione libro consigliato del mese

La libreria del Daffodil Cottage – Consigli di lettura speciali per anime romantiche

Coltivare il proprio giardino aiuta a superare ogni cosa: ci vuole pazienza, amore e costanza ma alla fine ci ritroveremo nuovi.
Libro Il giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett e orecchini in legno a cuore rosso Light Wood Daffodil Bijoux

La storia

Mary Lennox ha origini inglesi, ma è sempre vissuta in India, con dei genitori ricchi, egoisti e anaffettivi che l’hanno sempre disprezzata e trascurata. All’età di dieci anni però rimane orfana a causa di un’epidemia di colera, venendo quindi affidata al parente più prossimo, uno zio rimasto vedovo, Lord Archibald Craven, che vive nello Yorkshire, a Misselthwaite Manor, una maestosa dimora isolata nella brughiera.
Mary è molto colpita dalla freddezza dello zio e scopre dalla cameriera Martha che la strana atmosfera è determinata da una sventura che ha colpito lo zio tempo prima. La moglie di lord Craven, Lilias, infatti è morta a seguito di una caduta dall’altalena nel suo giardino privato, in cui era solita passare molto tempo. Il giardino è stato poi dimenticato e il suo unico accesso è chiuso da allora. Mary è molto curiosa e fa di tutto per trovare la porta nascosta del giardino e la chiave che può permetterle di accedere a un luogo così carico di mistero. Mentre si sta abituando alla vita nella casa e impara ad amare la brughiera e ad apprezzare la libertà, riesce a trovare l’accesso al giardino e ad entrarci, decidendo subito di volerlo curare per farlo crescere con l’aiuto di Dickon, il fratello di Martha che le apre gli occhi sulla natura.
Nel frattempo, Mary riesce anche a capire come mai sentiva spesso dei pianti di cui nessuno le voleva spiegare la provenienza: si tratta di suo cugino Colin, costretto a letto perché convinto che sarà gobbo come suo padre. Colin è un bambino molto simile alla Mary dell’inizio del libro, viziato, isterico ed ipocondriaco.
Decisa a curare Colin, Mary riesce a convincerlo ad uscire in sedia a rotelle e lo porta di nascosto nel giardino, dove scoprirà che in realtà il cugino non ha alcuna malattia fisica.
Un po’ alla volta i due cugini passano sempre più tempo assieme curando il giardino segreto, aiutati anche dal resto del personale.
Rientrato a casa Lord Craven trova Mary e Colin nel giardino segreto ed è così colpito dal vedere il figlio che sta bene e dal ricordo della moglie più vivo che mai da decidere di iniziare una nuova vita felice tutti assieme.

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Perché mi è piaciuto

Scorrevole e piacevole da leggere, questo romanzo dal chiaro intento pedagogico è stato relegato spesso a mero “libro per bambini”, ma ha una forza e una capacità innovativa all’interno davvero imperdibile, anche a molti anni dalla sua uscita: con semplicità sa parlare al cuore di tutti, toccando i punti giusti che forse non sapevamo nemmeno di possedere.

La formazione di Mary passerà diversi stadi, che coincidono con la sua crescita esteriore ma soprattutto interiore. Da bambina chiusa, distaccata dal mondo e scontrosa imparerà attraverso il contatto con la natura ad essere migliore ogni giorno.

La natura e la brughiera emergono come elementi vivi, caratterizzano essi stessi i personaggi, insegnando loro la cura, l’attenzione per se stessi e per gli altri e quindi l’amore.

Personalmente mi ritrovo molto in questa visione della natura come figura materna sostitutiva, capace di accompagnare chiunque verso il raggiungimento di uno scopo, che sia la crescita personale oppure semplicemente la ricerca della felicità.

Fra queste pagine è facile trovare il conforto dell’autrice che, come un’amica, con discrezione sa sussurrarti parole gentili e suggerirti che sì, il pensiero positivo può essere l’unica soluzione a tutto, specialmente quando pensi che non ci sia via d’uscita.

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Una citazione

“Padrona Mary, bastian contrario,
come cresce il tuo giardino,
con campanule d’argento, con conchiglie
e con una fioritura di giunghiglie? “

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Alla prossima lettura condivisa!

 

Angela